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Comparto
da primati
L'orticoltura
rappresenta uno dei comparti più rappresentativi dell'intero
settore agricolo regionale, contribuendo ad oltre il 30% della
produzione agricola campana.
Anche a livello nazionale occupa un posto considerevole, contribuendo
per circa il 15% alla formazione della produzione nazionale
orticola e posizionandosi, per questo, al 1° posto, precedendo
nel 2001 anche Sicilia e Puglia (Rapporto ISMEA 02).
La superficie agricola regionale attualmente investita ad
ortaggi è di 69277 ettari, di cui 7671 ettari in coltura
protetta ( ISTAT 2002), settore quest'ultimo in continua espansione
ed evoluzione sia per tipo di specie coltivate che per tecnologia
impiegata.
Le province di Salerno, Caserta e Napoli ospitano oltre l'80%
delle coltivazioni ortive.
Offerta
differenziata
Le aree pianeggianti della Campania Felix sono tradizionalmente
vocate all'orticoltura, ma anche negli areali interni vi sono
interessantissime produzioni tipiche di pregio.
Le fertili aree intorno al Vesuvio, le pianure alluvionali
del Sele, quella del Volturno sono senza dubbio i principali
bacini di produzione di ortaggi, legumi e patate
Proprio la coltivazione della patata con le sue tipologie
principali (comune e primaticcia) occupa ben il 22% del totale
della superficie agricola utilizzata investita ad ortaggi
(ortaggi propriamente detti, fragola, piante da tubero e legumi
secchi).
La coltivazione simbolo della Campania è però
ancora il pomodoro nonostante sia stato interessato, in passato,
da gravi problemi fitosanitari che ne hanno provocato un drastico
ridimensionamento, sia in termini di superficie investita
che di produzione.
Degli 8887 ettari coltivati nel 2002 ben 1121 sono di coltivazione
protetta in serra fredda o riscaldata, per ottenere le varie
tipologie di pomodoro da mensa molto richieste nel corso dell'intero
anno.
Ma pomodoro in Campania è anche e soprattutto il suo
comparto conserviero che in termini di occupati e fatturato
riveste notevole importanza per l'intera economia campana.
La regione ospita il 67% degli stabilimenti di trasformazione
presenti in Italia dai quali si ottiene oltre il 50% del pomodoro
trasformato e il 92% del pomodoro pelato nazionale.
L'orticoltura campana offre inoltre una ampia gamma di produzioni
che vanno dalle leguminose da granella ( fagiolo e fava principalmente),
alle crucifere ( cavolfiore, broccolo di rapa, cavolo broccolo
etc.) e, in ordine di importanza, finocchio, carciofo, melanzana,
lattuga, indivia, cipolla, peperone, zucchino e zucca, anguria
e melone, spinacio, etc.
Dalle coltivazioni protette si ottengono le rinomate produzioni
di asparagi ( la Campania è leader nelle coltivazioni
precoci) e di fragole.
Del resto anche i dati relativi alle produzioni ottenute ad
ettaro confermano la forte vocazionalità orticola della
regione. Infatti le rese ottenute in Campania dalle principali
colture ortive sono quasi sempre superiori sia alla media
del Sud che a quella nazionale.
La produzione orticola campana è indirizzata soprattutto
al mercato fresco, tuttavia costituisce un importante serbatoio
di materia prima per le industrie di trasformazione tradizionale
ma anche per quelle della cosiddetta IV gamma, dislocate prevalentemente
fuori regione.
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Il
comparto orticolo, pur coinvolto nell'ultimo decennio dal
processo generale di ristrutturazione che ha portato alla
fuoriuscita dal mercato di aziende di piccole dimensioni o
con conduttori ultrasettantenni, rimane una realtà
abbastanza complessa ed articolata. Accanto a realtà
aziendali altamente specializzate in grado di adottare con
immediatezza le innovazioni di processo e di prodotto mature
convivono realtà di tipo tradizionale, spesso di piccole
e piccolissime dimensioni che, per vincoli strutturali, risultano
sempre meno competitive sui grandi mercati delle produzioni
di massa. Esse tuttavia svolgono un importante ruolo di mantenimento
e conservazione del patrimonio vegetale locale il che rende
possibile la valorizzazione delle produzioni tipiche che,
negli ultimi anni, stanno riscuotendo un vasto interesse da
parte dei consumatori.
Da questo punto di vista la Campania costituisce un importante
serbatoio di produzioni locali autoctone e di pregio. Qualcuna
ha già ottenuto il riconoscimento da parte della UE
( "Pomodoro S.Marzano
dell'Agro Sarnese Nocerino- DOP"), qualche altra
è in dirittura di arrivo ("Carciofo
di Paestum"), altre ancora sono in istruttoria presso
le strutture regionali (pomodorino del Vesuvio, di Corbara,
) molte altre ancora vanno promosse e tutelate dalla facile
estinzione.
La forte differenziazione dei prodotti orticoli ha consentito,
recentemente, di individuare un gran numero di ortaggi locali
che sono stati segnalati al Ministro per l'inserimento nell'elenco
nazionale dei prodotti tradizionali in applicazione del D.M.
350/99.
La Regione ha avviato un programma che mira al recupero e
alla salvaguardia del germoplasma orticolo preservando varietà
ed ecotipi di interesse locale con l'obiettivo non di creare
un museo delle piante ma quello di una utilizzazione economica
finalizzata ad una agricoltura di qualità e come occasione
di sviluppo sostenibile del territorio.
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