Biologico vuol dire qualità certificata
Com'è noto la dicitura "agricoltura biologica" racchiude in sé il primo esperimento di qualità "certificata" delle produzioni agricole. Infatti, in ogni Stato Membro della Comunità europea, il Regolamento CEE 2092 /91 impone le stesse regole caratterizzate da:
La qualità percepita dai consumatori
L’interesse dei consumatori per produzioni ottenute in modo “biologico” è andato crescendo negli anni, soprattutto in funzione del concetto di salubrità che si associa alle produzioni biologiche che, come detto, sono ottenute senza il ricorso alla chimica di sintesi.
Il metodo di produzione biologica infatti è considerato “ecocompatibile”,
ovvero in grado di preservare le risorse naturali “non rinnovabili” usate
in agricoltura. Le strategie e le tecniche di produzione mirano a conservare
la fertilità naturale dei suoli come risorsa prevalente per la nutrizione
delle piante, ad esaltare le capacità di difesa degli agroecosistemi
con l’uso di varietà resistenti e di insetti utili per il contenimento
delle fitopatie, a esegure trattamenti quando necessario non usando prodotti
chimici di sintesi ma prodotti per lo più naturali quali oli vegetali,
estratti di piante, zolfo e rame.
Le aziende di produzione in Campania
Da anni le politiche regionali di sostegno agli operatori agricoli che adottassero metodi di produzione biologica hanno contribuito al formarsi ed al consolidarsi di un segmento produttivo che seppur ridotto nel numero di operatori coinvolti, esprime ormai produttori ben posizionati a livello delle specifiche filiere di produzione e vendita. Il numero delle aziende di produzione dal 2002 al 2003 ha subito una flessione livello nazionale ed i consumi specifici, soprattutto quelli esteri hanno subito un rallentamento nella crescita determinando un analogo rallentamento nella crescita delle produzioni a livello nazionale e regionale, ed anche in Campania questo ha determinato dapprima un rallentamento e successivamente una diminuzione del numero di operatori inseriti nel sistema di controllo. Dal 2004 l’intero settore nazionale ha ripreso a crescere ed anche in Campania nel 2005 il numero degli operatori è cominciato a risalire, anche grazie all’attivazione della Misura F azione 2 del Programma di Sviluppo Rurale (PSR), diversamente quello che è successo per i preparatori puri il cui numero è diminuito ma che resta comunque rappresentativo. I dati pubblicati nell’Elenco regionale degli Operatori dell’Agricoltura Biologica (ERAB) censiscono 1370 operatori attivi al 31-12 2005 di cui 186 Preparatori e 1184 Produttori agricoli. Tra le 1184 aziende di produzione biologiche in Campania ancora poche certificano le proprie produzioni aziendali (ne risultano 80 tra i licenziatari autorizzati). Tutto questo avviene ragionevolmente per differenti motivi, legati spesso alle ridotte dimensioni economiche ed aziendali che impediscono di frequente l’inserimento nelle filiere di vendita specializzate e alle difficoltà per organizzarsi nella vendita diretta o mercatale. Ancora poche infine sono le aziende di produzione zootecnica (33 quelle censite) ma in assoluta prevalenza si tratta di produzioni apistiche (circa 2400 famiglie di api) di qualche allevamento bufalino (circa 900 UBA) e di pochi allevamenti di bovini (156 UBA).
Le aziende di preparazione in Campania
Seppure diminuita nel numero, ancora consistente infine è la presenza dell’agroindustria nel comparto regionale, grazie anche alle quote di mercato conquistate negli anni scorsi. Ad oggi sono 186 gli operatori costituiti da agroindustriali in prevalenza che producono una vasta gamma di prodotti che spesso sono distribuiti anche all’estero. Una gran parte delle produzioni agroindustriali è diretta al settore della ristorazione collettiva in cui l’inserimento di prodotti biologici è cresciuto sensibilmente negli ultimi anni. In Campania l’esempio maggiormente significativo di introduzione di alimenti biologici nella ristorazione scolastica è stato dato dal Comune di Napoli che ha inserito alcuni alimenti “biologici” tra gli alimenti delle diete: pasta, olio, legumi, derivati del pomodoro e nettari di frutta biologici sono stati consumati dai bambini. Ma in Italia le aziende Campane riforniscono anche altri Comuni anche loro impegnati nell’inserimento delle produzioni “biologiche” nella ristorazione collettiva. Tra questi ricordiamo i Comuni di Roma, Matera, Firenze in cui anche aziende Campane sono diventate fornitrici.
In Campania una offerta diversificata
La gamma dei prodotti realizzati con metodo biologico in Campania, è fortemente aumentata negli ultimi anni. I classici prodotti della trasformazione agroindustriale quali olio (di oliva e di semi), le paste alimentari, i vini (pregiati vini DOC del Sannio Beneventano e recentemente dei Campi Flegrei e del Vesuvio), i succhi di frutta, i derivati del pomodoro (polpa, pelati, passate), sono ormai commercializzati ampiamente in Italia e in Europa. Ma in Campania si producono anche surgelati biologici, succhi di frutta, ortaggi freschi prelavorati e addirittura pizze surgelate. Per quel che riguarda la produzione di ortofrutta da consumo fresco ancora discreta è la richiesta da parte della grande distribuzione organizzata, sia a livello nazionale che europeo ed internazionale e questo potrebbe far prevedere ancora la possibilità di inserimento da parte di operatori interessati. Per l'ortoftrutta fresca, però, a differenza dei prodotti usati per le trasformazioni agroindustiali, le produzioni devono essere caratterizzate da standard qualitativi elevati (uniformità di pezzatura, peso, calibro ecc.), da assortimenti diversificati e da elevati volumi di prodotto.