Descrizione del prodotto
L'olio extravergine di oliva “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” presenta
senza dubbio caratteristiche organolettiche di grande pregio. E' di colore
verde, se giovane, fino a giallo paglierino, di diversa intensità. All'olfatto
si rivela fruttato, con piacevoli note erbacee e netti sentori di pomodoro
acerbo, percepibili distintamente anche al gusto; all'assaggio è armonico,
con intense, ma sempre piacevoli ed equilibrate sensazioni di amaro e piccante,
in armonia con l'elevato contenuto in polifenoli. L’acidità, inoltre,
non supera il valore di 0,50%, con punteggio al panel test non inferiore a
7.
L'olio “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” deve derivare per non meno
del 60% dalla varietà Ravece (valore elevato all’85% per i nuovi
impianti); per la restante parte possono concorrere altre varietà locali,
quali l'Ogliarola, la Marinese, l'Olivella, la Ruveia, la Vigna della Corte.
Estremamente ridotto (non più del 10 %) l’apporto ammesso di altre
varietà non autoctone, quali il Leccino o il Frantoio.
Le tecniche di coltivazione degli oliveti sono quelle tradizionali delle Colline
dell’Ufita, che assicurano all’olio che ne deriva l’elevato
e noto pregio qualitativo. La raccolta viene effettuata entro e non oltre il
31 dicembre di ogni anno e le olive vengono molite entro due giorni dalla raccolta.
La resa al frantoio non può eccedere il 20%.
L'olio “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” è il risultato della
perfetta armonia tra ambiente, varietà, capacità imprenditoriale
e tradizione, che in Irpinia risultano essere antichissime. L’area
di produzione della DOP coincide con quella di coltivazione delle varietà più pregiata
dell’olivicoltura irpina e che è assurta a simbolo dell’olivicoltura
di qualità: la Ravece. La Ravece è una cultivar di origine sconosciuta,
ma almeno dal ‘500 diffusa quasi esclusivamente nel territorio ufita-arianese,
componente privilegiata della dieta mediterranea che in quest’area si
caratterizza sul trinomio vino pane e olio.
La notevole presenza di note aromatiche e il suo gusto fruttato intenso fa
prediligere l’uso di quest’olio su piatti di una certa consistenza,
come minestre a base di legumi, gustose pastasciutte della tradizione irpina,
zuppe, bruschette e grigliate di carne. Essendo un prodotto di gran pregio
per la sua categoria, attraverso il riconoscimento della DOP potrà essere
conosciuto ed apprezzato non solo a livello locale ma sui mercati nazionali
ed internazionali.
Cenni storici
Dopo i vini, ormai noti in tutto il mondo, l'Irpinia si pone all'attenzione
dei consumatori più esigenti con i suoi oli di pregio, riscuotendo sui
mercati crescenti consensi.
Gli oli irpini sono il risultato della perfetta armonia tra ambiente, varietà,
capacità imprenditoriale e tradizione, che qui è antichissima.
Infatti, la presenza dell'olivo nell’avellinese risale ad epoca romana,
come è ampiamente documentato da numerosi reperti. Furono proprio i
Romani, appunto, a costruire i primi strumenti per la spremitura delle olive
e a perfezionare sempre di più le tecniche di conservazione dell'olio.
La massima diffusione dell’olivicoltura in Irpinia si ebbe però in
era angioina, per poi svilupparsi in quella aragonese (XIV secolo) e consolidarsi
definitivamente nell’800.
La testimonianza della presenza massiccia dell’olivo nell’Ufita è fornita
dalle ampie distese di alberi secolari nelle colline arianesi, cuore dell’olivicoltura
irpina. Nella sola “Città di Ariano”, nel 1794, erano presenti “dodici
molini da macinar olive, chiamati volgarmente trappeti, a quali sono addetti
i cavalli per farli girare…”, che diventano, agli inizi dell’800,
29 come afferma Nicola Flammia nella “Storia della Città di Ariano”: “…ci
sono 29 trappeti o frantoi di olive, quali dentro e quali fuori dell’abitato”.
Numerose sono anche le testimonianze storiche relative alla grande influenza
che l’olivo ebbe sull’economia delle popolazioni rurali della zona
che si specializzarono non solo nella produzione dell’olio, ma anche
in quella delle anfore, atte a contenere il già ricercato prodotto.
All'alba del terzo millennio, l'olio di oliva dell’Ufita costituisce
ancora un prodotto carico di misticismo e soprattutto un componente fondamentale
della famosa dieta mediterranea, della quale molti esperti attestano gli aspetti
benefici per la salute.
Area di produzione
L'area di produzione dell'olio “Irpinia Colline dell'Ufita DOP” di
fatto coincide con quella di coltivazione della varietà che è assurta
a simbolo dello sviluppo dell'olivicoltura di qualità dell’Irpinia
e non solo: la Ravece.
In particolare, l'area comprende 38 comuni dell'Ufita e della Media Valle del
Calore, in provincia di Avellino, che sono: Ariano Irpino, Bonito, Carife,
Casalbore, Castel Baronia, Castelfranci, Flumeri, Fontanarosa, Frigento, Gesualdo,
Greci, Grottaminarda, Lapio, Luogosano, Melito Irpino, Mirabella Eclano, Montaguto,
Montecalvo Irpino, Montefusco, Montemiletto, Paternopoli, Pietradefusi, San
Nicola Baronia, San Sossio Baronia, Sant'Angelo all'Esca, Savignano Irpino,
Scampitella, Sturno,
Taurasi, Torella dei Lombardi, Torre le Nocelle, Trevico, Vallata, Vallesaccarda,
Venticano, Villamaina, Villanova del Battista, Zungoli.
Dati economici
La superficie olivetata dell’area di produzione dell’olio “Irpinia
Colline dell'Ufita DOP” si aggira intorno ai 3.500 ettari, con oltre
9000 aziende produttrici. La produzione dell’olio è pari a circa
25.000 q.li all’anno che corrispondono a due terzi circa della produzione
provinciale. Le aziende imbottigliatrici potenzialmente interessate alla produzione
dell’olio DOP sono una trentina. Il fatturato medio annuo è stimato
in 2,7 milioni di euro, valutando che la DOP interesserà, in fase
di avvio, il 15 % della produzione.
Il riconoscimento della DOP e il crescente interesse commerciale verso tale
prodotto ha rivitalizzato l’intero comparto, in cui si registrano anche
significativi successi di aziende produttrici non solo sul mercato locale e
regionale ma anche presso la moderna distribuzione. Peraltro, da tempo l’offerta
di olio Ravece prodotto nell’area è percepita dai consumatori
come di alto livello di qualità e quindi elevata è la richiesta
del prodotto stesso che con la DOP dovrebbe ulteriormente rafforzarsi. Si segnala
anche una discreta presenza di produzione biologica che, sommata alla certificazione
con il marchio DOP, costituisce un’ulteriore opportunità commerciale
per le aziende produttrici.
Registrazione
La Denominazione di Origine Protetta (D.O.P.) “Irpinia – Colline
dell’Ufita” è stata riconosciuta, ai sensi del Reg. CE n.
510/06, con Regolamento n. 203 del 10 marzo
2010 (pubblicato sulla GUCE n.
L 61 dell’11.03.2010). La Scheda riepilogativa è stata
pubblicata sulla GUCE C160 del 14 luglio 2009.
Il riconoscimento nazionale era avvenuto con DM 10 ottobre 2005, pubblicato
sulla GURI n. 246 del 21 ottobre 2005, unitamente all’allegato Disciplinare di produzione.
Organismo di controllo
L'organismo di certificazione autorizzato è l'Is.Me.Cert. (Istituto Mediterraneo per la Certificazione dei prodotti e dei processi nel settore agroalimentare), Corso Meridionale, 6 80143 Napoli tel. 081.5636647 - fax: 081.5534019 (sito web: www.ismecert.it).
Consorzio di tutela
L’istanza originaria per la richiesta della DOP fu presentata dall’omonimo Comitato promotore, con sede in Avellino, c/o la CCIAA di Avellino, piazza Duomo 5 Avellino.